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Gnocchi di pane in brodo di funghi

 

Sembra un gioco di parole e forse lo è davvero…

Ma la verità è che una cucina fatta con l’anima non ha bisogno di orpelli, non sente la necessità della pesantezza della materia prima a tutti i costi.

Una preparazione deve cogliere subito nel segno. Deve saper soddisfare molti dei nostri sensi e spesso addirittura tutti quanti.

Solo arrivando dritti a soddisfare l’estetica, il gusto, ed il sentimento più profondo…. ma sopratutto lasciando un ricordo molto duraturo di tutto ciò, possiamo dire di aver preparato una piatto per nulla facile ma ottenuto esaltandone la semplicità di ogni sua minima parte.

Questa ricetta è una logica conclusione di un pensiero riguardante quanto scritto sopra ma anche una visione personale e attuale di una classico trentino ed altoatesino: i Canederli.

Ho sempre apprezzato scarsamente quell’agglomerato di pane arricchito da estremi di gusto e sapidità. Una sfera troppo grande con un rapporto fra contenuto, dimensioni e resa del gusto, totalmente inadeguato.

Al palato spessissimo cogliamo solo in senso del pane bollito e dil brodo non può far altro che di offrire un gusto decisamente colmo di pane bollito.

Ho ripensato a come avrei voluto mangiarlo io, a come avrei preferito assaporarlo, a come avrei dovuto prepararlo e sopratutto a come lo avrebbero potuto preparare altre mani che non sono per forza le mie.

Il brodo diventa per me fondamentale, il centro della leggerezza e veicolo della delicatezza di una gusto intenso. il pane non è più un semplice tozzo dimenticato e resuscitato malamente.

Non vi è più la necessità di aggiungere quasi casualmente dei gusti forti che sollevino le sorti di un povero Canederlo nel suo triste brodo.

Pochi grassi,e  sopratutto molto poco cotti. il sapore deve essere un equilibrio fra le stesse materie prime e gli altri ingredienti.

Non è dannatamente facile esaltare la semplicità di un piatto…. no davvero.

Ma da grosse soddisfazioni… a lungo.

 

Gualtiero.